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    October 09

    gita scolastica *-* prima parte

     

    La gita scolastica è, in assoluto, l’attività più attesa dagli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Parlando di superiori, poi, l’attesa raggiunge livelli parossistici. Mentre il primo giorno di scuola è caratterizzato dai riti del riambientamento: la caccia al banco più defilato; la personalizzazione dello stesso con affreschi e bassorilievi, talvolta di una certa bellezza; l’impostazione grafica del diario-agenda, prezioso strumento la cui compilazione impegnerà le migliori energie degli alunni/e nel corso dell’intero anno, dal secondo giorno il tormentone è sempre lo stesso: «Prof, lei ci porta in gita, vero?». Alla fatidica domanda solo i più esperti e cinici riescono a glissare, tutti gli altri, senza neanche cogliere gli oscuri e minacciosi presagi di quel «vero?», balbettano un assenso variamente condizionato considerato però dagli alunni come giuramento firmato con il sangue.
     
    successivamente i pochi vincitori devono affrontare un altro problema...
     
    LA SCELTA DELLA DESTINAZIONE:
     

    Proposta A:

    Cinque giorni a Barcellona.

    Motivazioni:

    1. Gli spagnoli (o le spagnole, a seconda) hanno il sangue caliente (loro non dicono proprio così, ma ci siamo capiti).
    2. C’è stato mio cugino l’anno scorso e mi ha detto che le ramblas sono da sballo.

    Obiezione: tre giorni partono per il viaggio. Contro-obiezione: «Mio zio con il Porsche, casello-casello, ci ha messo otto ore».

    Proposta B.

    Due settimane in Giamaica.

    Motivazioni:

    1. Spiagge incontaminate, reggae, fumo obbligatorio.
    2. C’è andato un mio amico l’anno scorso e non è ancora tornato.

    Obiezione: «Non costerà un po’ troppo?».

    Contro-obiezione: «Vendiamo gli arredi scolastici e tutto il materiale dell’aula di informatica; il ricavato lo investiamo in marjuana giamaicana e lo rivendiamo in tutto il Valdarno (ci ho anche un cugino che lavora in una fabbrica di cartine!)». Obiezione 2: «Troveremo degli accompagnatori?».

    Contro-obiezione: «Il supplente di scienze ha giurato che ci avrebbe portato in capo al mondo!».

    «Ma va via fra una settimana!».

    «Cavoli suoi!».

    Proposta C.

    Cinque giorni a Monaco di Baviera.

    Motivazioni:

    1. C’è la più grossa birreria d’Europa.
    2. Mio fratello ha detto che c’è una discoteca a 16 piani con i decibel in progressione e che dal 12° in poi balli fissato alle pareti con delle cinghie altrimenti l’onda d’urto ti fa volare di sotto; e i buttafuori sono naziskin espulsi dal movimento perché troppo violenti: uno sballo!

    Obiezione: «nelle birrerie gli italiani non sono graditi.»

    Contro-obiezione: «Io parlo Inglese! Ci ho quasi la sufficienza! E poi mia zia da giovane è andata all’Oktober-fest e lì danno da bere a cani e porci».

    «Noi andiamo a marzo!».

    «Sì, ma mio cognato lavora alla Moretti e ha anche un autografo di Iachetti!».

    IL RISULTATO:
     

    La tenzone dura mesi, senza giungere a un accordo, sinché la classe non viene aggregata all’ultimo momento a una gita di tre giorni con le prime, nei monasteri francescani del centro Italia. Va anche detto che la destinazione, in realtà, non è assolutamente il problema principale degli studenti, le priorità sono ben altre!

    A questo scopo analizziamo le motivazioni ufficiali della gita scolastica, come da Pof (per i non addetti ai lavori trattasi del Piano dell’Offerta Formativa, in pratica ciò che una scuola si propone di fare).

    Finalità di socializzazione. Cinque minuti dopo essere saliti sul pullman (sorvoliamo sulla furibonda caccia ai posti in fondo, prova di destrezza e coraggio con la quale si determinano i rapporti di dominanza all’interno del gruppo) gli studenti hanno già indossato cuffiette o auricolari sparando i walkman a volumi da discoteca.

    Se un incauto prof chiede che musica stanno ascoltando deve farlo utilizzando l’alfabeto muto o segnalando con le bandierine perché mai e poi mai uno studente abbasserà il volume, continuando a urlare seccato: «Prof! Si spieghi meglio! Non sento!». Se, per caso fortuito, il prof riuscirà a farsi capire, gli toccherà, per par-condicio, farsi il giro di tutti gli studenti che gli infileranno sino al timpano auricolari con cerume personalizzato, alzeranno il volume e ammiccheranno complici come a dire: «Questa sì che è musica, eh?». Il prof tornerà al suo posto in stato semi confusionale rimpiangendo i Dik Dik e Mino Reitano. Dopo mezz’ora quasi tutti dormono.

    Al risveglio si passa alla fase socializzante n° 2: i telefonini. Ognuno tira fuori il suo (ultimissimo modello, mica come quel mattone che ci ha il prof!) e telefona, o ancora meglio scrive messaggini, o ancora ancora meglio fa squillini a tutti gli amici e fidanzati presenti in agenda. Quando ha finito, si predispone a ricevere telefonate, messaggini e squillini dagli stessi. Il tutto può andare avanti ore (da notare che spesso buona parte degli amici si trovano sullo stesso pullman, magari due sedili più in là). 

    La terza fase socializzante è il film da pullman. La visione è accompagnata da pesanti commenti-apprezzamenti sui principali attori-attrici, da continue richieste di alzare o abbassare il volume (spesso contemporaneamente: questa è la principale causa della Sindrome schizofrenica indotta, tipica patologia che colpisce il 70 per cento degli autisti) e da cori da stadio a sostegno degli eventuali buoni o cattivi.

    Diciamo che per non annoiarvi x qst settimana finisce qui...la settimana proxm vi darò informazioni sul viaggio e sul durante xD

    kissoli commentate

     

     

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